By 12 Maggio 2021Mercato, Tecnologia

Per il 2030 Polestar punta in alto e presenta un progetto davvero ambizioso: un’auto con un impatto totalmente nullo sul clima.

Progetto Zero” è il nome dell’ambizioso piano che mira a ridurre a zero tutte le emissioni prodotte da un veicolo andando a modificare radicalmente l’intero processo di produzione e progettazione.

No alle compensazioni.

Eliminare le iniziative di compensazione delle emissioni di anidride carbonica sarà il primo passo e l’acquisto di certificati verdi o la piantumazione di alberi saranno l’alternativa più quotata. 

Pare infatti che il modello attualmente utilizzato per compensare le emissioni non sia effettivamente sostenibile nel lungo termine: le foreste, sfruttate per la loro capacità di immagazzinare l’anidride carbonica, sono sempre più soggette a disboscamento, a incendi e ai cambiamenti climatici. 

Una dichiarazione di sostenibilità.

“Siamo già elettrici – afferma il responsabile della sostenibilità, Fredrika Klarén – quindi non dobbiamo preoccuparci che i motori a combustione producano emissioni tossiche, ma ciò non significa che il nostro lavoro sia finito. Ora lavoreremo per eliminare tutte le emissioni derivanti dalla produzione”.

Polestar ha già inserito obiettivi climatici nella definizione delle performance economiche e fornirà per ogni modello una dichiarazione di sostenibilità, come già avviene in alcuni settori come l’alimentare e la moda. Con la Polestar 2 l’azienda ha già iniziato a comunicare diversi parametri di misurazione, come l’impronta di carbonio e i materiali a rischio, ma con il tempo le informazioni raccolte e fornite saranno sempre più numerose e dettagliate.

“I consumatori sono un’enorme forza trainante nel passaggio a un’economia sostenibile; – sottolinea l’amministratore delegato Thomas Ingenlath – devono ricevere gli strumenti giusti per prendere decisioni consapevoli ed etiche. Oggi, la Polestar 2 lascia i cancelli della fabbrica con un’impronta di carbonio. Nel 2030 vogliamo presentare un’auto senza alcuna impronta”.