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ECONOMIA

Gruppo Volkswagen 2009

IN CALO, MA ANCORA IN POSITIVO


Gruppo Volkswagen 2009 Martin Winterkorn, presidente di VW Group. Gruppo Volkswagen 2009 L'assemblea degli azionisti del Gruppo Volkswagen. Gruppo Volkswagen 2009 Sono parole trionfalistiche quelle con cui il presidente del Gruppo Volkswagen, Martin Winterkorn, commenta l'utile operativo dell'anno fiscale 2009, che si è chiuso a 1,9 miliardi di euro ma in calo del 70,7% rispetto ai 6,3 miliardi del 2008. I ricavi passano dai 113, 8 miliardi del 2008 ai 105,2 del 2009. "Lo scorso anno è stata una dura prova per l'intera industria automobilistica. Volkswagen non solo ha superato l'esame, ma ha dimostrato la sua forza e gestito la crisi molto meglio di tanti concorrenti".

La Cina traina le vendite. Le vendite mondiali del Gruppo sono cresciute dello 0,6% rispetto allo scorso anno, per un totale di 6,3 milioni di unità: un risultato ottenuto grazie ai numeri delle joint-venture di VW in Cina. Se si esclude la Cina, infatti, le vendite del Gruppo calano del 6,1%, esattamente in media con la contrazione globale del mercato. La Cina è diventata nel 2009 il primo mercato per VW, con 1,4 milioni di unità (+36,7% rispetto al 2008); la Germania si ferma invece a 1,2 milioni (+17,6%). Un altro mercato in cui VW va forte è il Brasile (697.300 unità, +9,4%), mentre le vendite negli Usa calano (298.000 unità, -5,3%). Eppure, per gli Usa VW ha grandi progetti: conta, entro il 2018, di arrivare a un milione di unità.

Male le consegne dei marchi di lusso. Fra i marchi, le consegne vanno bene per Volkswagen (+7,8% rispetto al 2008), Skoda (+1,4%) e soprattutto Scania (+42,3%). Segno negativo, invece, per Audi (-5,4%), Seat (-8,5%), Volkswagen Veicoli Commerciali (-28%). Male anche i marchi premium Bentley (-39,3%) e Lamborghini (-37,7%). Seat (perdita operativa di 339 milioni di euro) e Bentley (-194 milioni) non torneranno in positivo neanche nel 2010, secondo i vertici del Gruppo. Bene i servizi finanziari, che crescono dello 0,7% contribuendo all'utile operativo con 606 milioni di euro.

Gli accordi. Nel 2009 VW ha investito circa 5,8 miliardi di euro nella sezione Automotive, soprattutto nei nuovi impianti di India, Russia e Usa e nei modelli Polo, A1 e Amarock. Nello stesso anno il Gruppo è anche entrato nell'azionariato di due importanti aziende, Porsche (di cui ha acquisito il 49,9%) e Suzuki (19,9%). "L'obiettivo di VW e Porsche di formare un unico gruppo con 10 brand ha una logica industriale molto forte. La partnership con Suzuki ci permetterà di fare un balzo in avanti nel segmento delle mini-car nei mercati emergenti dell'Asia", ha dichiarato Winterkorn. A chi chiede come farà il Gruppo Volkswagen a realizzare tre sportive - Porsche, Audi e Volkswagen - sullo stesso sistema modulare senza perdere in personalità, Winterkorn ha risposto: "Prenda Cayenne, Q7 e Touareg: sono realizzate sulla stessa base eppure una è una vera Porsche, l'altra una vera Audi e la terza una vera Volkswagen".

Il futuro. "Il 2010 non sarà un anno facile, è inutile nasconderlo. Però noi abbiamo una posizione finanziaria solida e non molleremo certo adesso", ha detto Winterkorn. Gli obiettivi del Gruppo Volkswagen, raccolti sotto la dicitura "Strategy 2018", sono molto ambiziosi: arrivare a vendere 8 milioni di unità nel medio termine e 10 milioni nel 2018, in modo da diventare il leader mondiale del settore auto. Non solo: entro lo stesso anno, VW conta di essere anche il numero uno della mobilità elettrica. Secondo Winterkorn, però, i Governi devono contribuire allo sviluppo della mobilità elettrica aiutando la ricerca e lo sviluppo delle batterie e incrementando le infrastrutture. E a chi gli chiede se non tema di incorrere in problemi come quelli che hanno portato Toyota al maxi-richiamo di milioni di veicoli, il presidente risponde: "Non voglio parlare di Toyota, ma vi posso dire che abbiamo imparato la lezione già dagli anni 80. E comunque il nostro acceleratore è fatto in tutt'altra maniera, state tranquilli". Il riferimento è al richiamo che Audi fu costretta a fare negli Stati Uniti durante gli anni 80 sul modello 5000, sospettato proprio di un difetto all'acceleratore al quale furono imputati 700 incidenti di cui sei mortali. Anche se la Casa fu poi in parte scagionata, il richiamo costò all'Audi un crollo dell'80% delle vendite nei cinque anni successivi.

Da Wolfsburg, Claire Bal

11.03.2010